Monastero-Bormida

Comune di Monastero Bormida

Davide Gamba,  
2016-11-06 00:41:46

LA STORIA

Monastero - il nome lo lascia intuire - fu fondato da un gruppo di monaci benedettini che, intorno al 1050 circa, vennero da San Benigno Canavese (abbazia di Fruttuaria) chiamati da Aleramo marchese del Monferrato per dissodare e seminare le terre devastate dalle invasioni di Saraceni. Il castello attuale corrisponde appunto al sito dell'originario monastero, di cui restano soltanto la torre campanaria e pochi tratti murari, in particolare quelli prospicienti la piazza della torre. Con tutta probabilità esisteva una precedente fondazione monastica longobarda, testimoniata dal culto di Santa Giulia (la cui devozione fu diffusa nell'Italia settentrionale proprio dai Longobardi) che ancora oggi è patrona del paese e a cui è dedicata la parrocchiale settecentesca, e da alcuni toponimi longobardi come Braia, che significa regione posta nelle vicinanze di un fiume.

SaraceniI Saraceni, provenienti dalla loro base provenzale di Frassineto - presso SaintTropez - scesero in Piemonte attraverso le Alpi e dopo aver distrutto il monastero di San Dalmazzo di Pedona - l'odierno Borgo San Dalmazzo - e quello di San Pietro di Ferrania, misero a ferro e fuoco il contado di Bubbio e giunsero fin sotto le mura di Acqui, dove furono sconfitti nel secolo IX. Nasceva così la divisione del Basso Piemonte in tre Marche (Aleramica, Arduinica, Obertenga), con a capo un Marchese. Monastero fu compreso nella Marca di Aleramo, i cui successori si trovarono a governare un ampio territorio completamente saccheggiato: tutta la valle Bormida è definita dai documenti dell'epoca come deserta loea o Marchesato del Vasto, cioè della terra devastata.

Fu allora che nacque l'idea di chiamare i monaci, affinché prendessero il posto delle vecchie mansiones romane, specie di grandi latifondi con una villa, cioè una casa colonica, e una cappella divenuta poi pieve perché vi si riuniva la plebe, il popolo. I monaci edificarono la torre campanaria, la chiesa (che sorgeva dove ora c'è l'arco di congiungi mento al castello), il monastero, il ponte. Poi, nel 1393, dopo che l'abate Alberto dei Guttuari concesse ampi privilegi e immunità a tutta la popolazione, i Benedettini abbandonarono il paese e si stanziarono nel monastero di San Bartolomeo di Azzano d'Asti.Da questo momento inizia anche per il Monastero di Santa Giulia - così venne chiamato il paese fino al XVIlI secolo - la storia feudale, con l'investitura fatta dal papa Bonifacio IX ad Antonio e Galeotto Del Carretto, poi confermata e resa perpetua nel 1405 da papa Innocenzo VII. I Del Carretto, così come i Della Rovere succeduti a partire dal 1484 per volere di Sisto IV e poi riconosciuti anche dalla casa di Monferrato nel 1589, si preoccuparono sempre di mantenere alla popolazione le immunità e i diritti che avevano acquisito in tempo antico, come confermano anche gli Statuti concessi dal duca Carlo Il Gonzaga di Mantova e Monferrato nel 1664, che ripropongono le leggi e i divieti di una più antica stesura medioevale, già confermata una volta nel 1596 dal Senato di Casale.

Nel 1620 il duca Ferdinando concedette il mercato due volte la settimana, usanza che verrà ribadita anche nel 1696, pur in un periodo di torbidi e di guerre, a conferma della vocazione commerciale del paese. Sempre nel XVII secolo si stanziò una comunità di Agostiniani, sostituita poi dai Cappuccini, che costruirono il convento di San Pietro extra muros, tuttotuttora visibile nelle sue strutture principali (chiostri, pianta) anche se la chiesa è stata sostituita da una abitazione.

Nei primi anni del secolo XVII, Carlo Emanuele di Savoia, con 8000 fanti e 10.000 cavalieri, recandosi a Cortemilia, assediata dagli Spagnoli, devastò il territorio di Monastero; ancora più rischioso fu il passaggio, pochi anni dopo, del duca Vittorio Amedeo, sempre in lotta con la Spagna. Ecco il resoconto dello storico ottocentesco Goffredo Casalis: «Nel quinto lustro dello stesso secolo il duca Vittorio Amedeo avviossi per la valle di Spigno alla città di Savona: appena s'impadronì del castello di Cairo, ricevette l'annuncio che il Duca di Feria, governator di Milano, uscito di Alessandria con 25.000 fanti e 4000 cavalli erasi incamminato verso Acqui: il Duca per non impegnarsi in quella valle a risolvette di tornarsene indietro con Maresciallo di Crequì fino a Spigno, dove col duca Carlo Emanuele suo genitore trovavasi il contestabile Diguières: ivi fatto certo che Acqui erasi arreso agli Spagnoli, e che il nemico, col sorprendere Nizza della Paglia, disegnava di tagliargli la strada d'Asti, diè ordine alle sue truppe che muovessero celermente a Canelli, e condusse egli medesimo il vanguardo; ma vedendosi costretto ad una mossa più lenta per poter far forza al nemico che lo inseguiva, si accampò all'appressarsi della notte, nella piccola valle, ove sta Monastero, non lunge che un tiro di moschetto, dal sito, ove erasi appostato l'esercito del Duca di Feria; ma considerata la situazione in cui si trovava, veduta inoltre la difficoltà di salvare i suoi cannoni in passaggi cotanto malagevoli, e fatto certo che il nemico vieppiù s'ingrossava, pensò di trattenerlo con assidue scaramucce; e mercé di altri stratagemmi diè tempo al principe Tommaso suo fratello di trovarsi personalmente ad assicurare la strada; e si fu allora che i nemici uniti agli abitanti di Bistagno, e di altri luoghi vicini, non consci della mossa del principe Tommaso, in sulla mezza notte assaltarono da ogni parte il : campo del duca di Savoia; ma lo trovarono così bene munito e difeso con tanto valore, che il loro assalimento riuscì quasi vano; e frattanto il Duca allo spuntare dell'alba poté farsi libero il passaggio, ed irsene con le sue truppe a Canelli».

A metà del XIX secolo il feudo fu concesso da casa Savoia ancora ai Della Rovere, mentre alla fine del secolo il castello fu acquistato dalla famiglia Polieri di Genova, che lo vendette poi al Comune.

 

PRESENTAZIONE

«Monastero - da Monesté - la singolare terra posta fra il Monferrato e le Langhe, che tiene il castello in basso ed il borgo in alto alla viceversa di tutte l'altre vicine: ma il castello a primo primis era un monastero, e la torre un campanile, e quel casone lassù lo chiamavan tuttora 'il convento', e su per la Tatorba certe macerie tra i rovi sono gli avanzi - dicono - di un ritiro di donne e nel sangue della gente qualcosa n'è rimasto».

Ecco la terra di Augusto Monti, con tutti i luoghi, le case e i discendenti delle persone che animano le pagine dei suoi Sanssossì. Monastero dalla grande piazza un po' metafisica con il suo arco unico in Piemonte a collegare la torre campanaria isolata al corpo del castello, Monastero dal ponte di pietra che ha resistito a otto secoli di alluvioni, Monastero di vicoli e carrugi oggi quasi disabitati e un tempo fulcro della vita commerciale di questo paese di mercanti e di artigiani che annovera ancora il più importante mercato settimanale della Langa Astigiana.

L'identità di fondo che lega e unisce gli abitanti è proprio l'appartenenza a quel castello dalle cento stanze, innumerevoli volte restaurato in oltre mille anni di storia, rattoppato e abbellito, rovinato a volte ma pur sempre salvato da danni peggiori, ancora oggi centro pulsante della vita pubblica, con gli uffici comunali, l'ambulatorio della guardia medica, la sede della Croce Rossa, il salone per le feste della Pro Loco.

Il castello-abbazia che rassicurò i contadini delle campagne e li spinse ad abbandonare la plebs di San Desiderio per costruire le loro case all'ombra della sua mole è la ragione stessa dell'esistenza del paese.

E poi la grande piazza, che del castello è stata il giardino e di cui costituisce ancora la naturale prosecuzione.

La piazza del mercato, il sagrato dove ci si ferma all'uscita di Messa, lo scenografico teatro in cui si svolge il rito laico del Polentone mentre nelle vie tutt'attorno si snoda una delle più imponenti rassegne di antichi mestieri del Piemonte; bisogna vivere questi momenti, questi spazi e questi luoghi per entrare in simbiosi con il paese, con la sua storia, con le sue millenarie tradizioni.

 

COSA VEDERE

Il Castello. (Link)

Il Ponte medioevale. (Link)

 

Informazioni tratte dal sito del Comune di Monastero Bormida







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